Giò Palazzo

AutoritrattoGiovanni Palazzo (Giò in arte e per gli amici) si può definire una persona che vive e si alimenta con gli ideali.
Gli ideali costituiscono la motivazione che permette di assumersi i più grandi rischi al fine di ottenere le più grandi conquiste, la ragione che ti porta ad essere in pace con te stesso, nonostante scelte talora difficili, e si evidenziano in quel “sacro fuoco interiore” che non permette al tempo di incidere sui tuoi sentimenti e sul tuo spirito.
In tutta la sua vita, Giò ha coltivato la voglia di combattere non per se stesso, ma per gli altri, ponendo in primo piano i valori di giustizia, solidarietà ed amicizia.
Per un fotoreporter che vive di ideali, il mondo è, purtroppo, pieno di opportunità di documentazione e di denuncia.
Nei primi anni ‘80, essendo cresciuto credendo nei valori di dignità e libertà, Giò decise di vivere di persona la difficile realtà dei paesi del centroamerica, totalmente coinvolti nel percorso di democratizzazione alla cui base c’era la presa di coscienza dei diritti umani del popolo, per antica tradizione, fino ad allora usato in funzione del bene di pochi.
Arrivato in San Salvador via terra, passando per il Guatemala, si recò in Nicaragua dove era in corso una rivoluzione sandinista. Sapendo che in El Salvador stava nascendo un processo rivoluzionario, decise di fermarsi nella città, stimolato dalla sete di informazione e documentazione.
Ebbe perciò l’opportunità di essere testimone di atrocità inenarrabili, immortalando ogni cosa sui suoi magici rullini, che dovette nascondere per non essere considerato una spia, e fu successivamente in grado di inviare in Europa grazie ad un particolare escamotage.
Giò passò diversi anni alternandosi tra l’Italia e il Sudamerica, finché nel Natale del 1989 venne catturato ed espulso da El Salvado. Poté salvare la propria vita solo perché riuscì a nascondere in tempo tutto il materiale fotografico che documentava gli orrori di quel regime.

In Europa, Giò continuò la propria opera di sensibilizzazione sui problemi del terzo mondo, creando un canale di informazione fotografica presso gruppi, organismi e comitati sensibili alle tematiche della pace.

Ma talora la vita riserva spiacevoli sorprese.
Nel periodo vissuto in Centroamerica, Giò venne a contatto con alcune malattie tipiche di quei luoghi: la malaria, in primis, ed una forma di congiuntivite virale, proprio nel periodo finale della permanenza in El Salvador.
I crescenti problemi alla vista, se per tutti possono costituire un pesante fardello, divengono addirittura drammatici per un fotografo. Nonostante il consiglio dei medici, la cui soluzione era di ridurre il livello della sollecitazione oculare, il che avrebbe significato abbandonare quasi del tutto la possibilità di documentare la realtà quotidiana con le immagini, Giò, per cui la fotografia non è solo professione, ma anche e soprattutto passione e stile di vita, continuò nella propria opera, inconsciamente aumentando il livello di stress visivo.
Questa situazione portò, in maniera drammatica, ad un duplice distacco della retina nel 1998, con una forzata rivisitazione della propria personale attività.
Imponendosi grande pazienza e continuità nelle cure, Giò fu in grado, superato il primo momento di buio, sia visivo che mentale, di ritornare alla propria passione, usando la sola accortezza di evitare nei limiti del possibile le situazioni di stress, che avrebbero potuto condurlo alla totale cecità.
Fortunatamente, le moderne tecniche mediche gli vennero in soccorso nel più recente periodo.
Dopo aver effettuato ripetuti interventi ad ambedue gli occhi al fine di recuperare la funzionalità della retina, tra il 1998 ed il 2008, grazie ad un trapianto di cristallino realizzato nell’aprile del 2008, la sua capacità visiva è ritornata normale nell’occhio destro, in attesa di intervenire con un trapianto di cornea anche sull’occhio sinistro.
Nel frattempo, pur evitando di riportarsi nei Paesi in guerra, ha riproposto la propria capacità di documentare la vita, ai più sconosciuta, di quei popoli per i quali le difficoltà costituiscono la norma, e le attività di spedizioni scientifiche, che intendono spiegare fenomeni astrofisici del recente passato.
Le sue immagini recenti parlano di Africa (Kenya, Marocco, Sahara), e di Siberia (Tunguska, dove nel 1908 avvenne il misterioso impatto di un asteroide, ancora non del tutto spiegato).

Quindi, immagini di scienza e del sociale.
E, poiché l’immigrazione africana rappresenta, giorno dopo giorno, un fenomeno in crescita, ecco che anche il nostro Paese può fornire elementi interessanti al fine di comprendere mentalità e tradizioni di popoli diversi, premessa per l’auspicata integrazione che, se favorita dal rispetto dei diritti dell’uomo e da quei valori di solidarietà che, purtroppo, giorno dopo giorno viene più difficile ritrovare, potrà produrre frutti interessanti nel nostro immediato e mediato futuro.

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